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20 July 2011 @ 11:52 am
[Fanfic] - Heartbreak Club - parte 3  
Titolo: Heartbreak Club
Gruppo/Artista: KAT-TUN / Jin Akanishi
Parte: 3 (di 3)
Parole: 3000 Ca
Personaggi: Jin, Tatsuya, Junno, Maru, Koki, Kame
Pairing: JinDa
Genere: Un pò comico, romantico, introspettivo.
Rating: nc-15 (Torno in maniera soft :P)
Avvertimenti: Yaoi
Disclaimer: i nomi non sono miei, i personaggi sì

Tatsuya attese che Jin uscisse dal locale.
Per tutto il tempo in cui era stato lì fuori non aveva fatto altro che fissare quella scritta al neon: Heartbreak Club.
Girò un po’ la testa e l’osservò di traverso. Non sapeva dire bene in che modo, ma ora non gli causava più alcun sentimento alla vista. Provò a socchiudere gli occhi, ma niente. Come se non fosse in alcun modo legato a quel posto. Poteva succedere una cosa del genere? Tutto a un tratto?
“Scusa per l’attesa.”
Tatsuya abbassò lo sguardo e vide Jin che si avvicinava finendo di sistemarsi il collo della giacca.
“Fa un po’ freddino a quest’ora, non trovi?”
Tatsuya annuì e si alzò dal muretto su cui era seduto.
“Sai,” continuò Jin, “Pensavo davvero che non ti avrei ritrovato una volta uscito...”
“Per questo ci hai messo tanto?”
“No! Cioè, forse un po’ sì... ero agitato.”
I lati della bocca di Tatsuya si arricciarono in un’espressione incredula, poi sorrise. Così sincero... io non riuscirei ad ammettere le mie debolezze, come fai ad essere così sincero con te stesso?
“Ho fame.”
Jin sbarrò gli occhi, “Alle una e mezza di notte?”
“Beh? Ti ricordo che siamo direttamente venuti qui dal lavoro e non ho cenato.”
“Hai ragione... allora... che vuoi mangiare? Ma non credo che troveremo qualcosa aperto a quest’ora.”
“Già...” sospirò Tatsuya, ma dove voglio arrivare? “Che peccato...”
Jin sembrò pesarci su.
“Posso prepararti io qualcosa se vuoi...”
“Tu...?” domandò Tatsuya alzando un sopracciglio, “E come?”
“Beh... prendiamo un taxi, e vieni da me,” azzardò.
Tatsuya storse le labbra.
“Mi vuoi corrompere con il cibo?”
Jin si portò una mano alla bocca per sopprimere una risata. “Se anche fosse?”
“Okay allora.”
“Davvero?”
“Davvero. Ma non hai parlato di letto, vero? E io non ci ho pensato minimamente.”
Jin si voltò verso la strada oltre il marciapiede.  “Ovvio,” non ci ho pensato minimamente nemmeno io.

Tatsuya si tolse le scarpe e si infilò le pantofole che Jin gli stava porgendo.
“Sono praticamente nuove,” gli disse il padrone di casa, “Non ho mai degli ospiti.”
Da fuori quell’appartamento sembrava davvero piccolo, per questo Tatsuya si stupì molto nel trovare la cucina così grande.
“E’... enorme...” commentò entrando.
Jin sorrise, “E’ l’unico luogo in cui trascorro il mio tempo, a parte la camera. Per questo ho buttato giù il muro che la divideva dalla sala e ne ho fatto un’unica stanza.”
“Capisco...” Tatsuya iniziò a ficcare il naso un po’ ovunque, finché Jin non gli chiese se voleva qualcosa in particolare, e a quel punto si bloccò arricciando la bocca.
“Non so... decidi te...”
“Okay... che ne dici di un po’ di spaghetti fatti in casa?” chiese Jin tirando fuori della farina, “Ricetta italiana! Non credo tu li abbia mai mangiati...”
“Immagino di no,” concordò Tatsuya e si avvicinò al tavolo al centro della cucina su cui Jin aveva iniziato a preparare gli ingredienti.
“Scusa se ti faccio cucinare a quest’ora...” disse ancora, chinando leggermente il capo.
Jin si tirò su le maniche della camicia fino a metà avambraccio, e Tatsuya prese a fissare le sue dita che iniziavano a impastare le uova con la farina.
“Non ti preoccupare,” lo rassicurò Jin, “Cucino tutto il giorno... per nessuno poi...! Mi fa piacere farlo per qualcuno di tanto in tanto...” e si grattò la fronte con le dita, sporcando i capelli di bianco.
Tatsuya si mise a ridere.
“Cosa?”
“Hai i capelli... pieni di farina...!” e allungò un braccio sfiorandogli la frangia, “Aspetta...” disse, iniziando a passare le dita tra i fili di capelli.
“Ah... grazie...” commentò Jin fissando il viso dell’altro così vicino.
Tatsuya osò guardare più in basso, incrociando il suo sguardo, e si immobilizzò. Il braccio scese piano, da solo, finché le dita non si poggiarono sulla sua guancia.
“Che c’è?” sussurrò Jin.
“Sei... sporco anche qui...”
“Ah sì?” Jin avvicinò il proprio viso, “Sicuro? Guarda meglio...”
Ma Tatsuya spostò lo sguardo in basso, non avrebbe retto un secondo di più, e avrebbe anche tolto la mano dal suo viso se solo Jin non l’avesse intrappolata improvvisamente nella propria.
Tatsuya sussultò. Quel tocco era ruvido per via della farina, ma a nessuno dei due sembrava importare quel dettaglio insignificante.
Jin avvicinò il viso finché non poggiò la punta del naso su quello dell’altro, poi attese.
“Jin...” mormorò Tatsuya senza riuscire più a staccare gli occhi dal suo volto, “La pasta...”
“Non andrà a male...” commentò Jin, e l’altro braccio si strinse attorno alla sua vita avvicinandolo ancora di più, “Se resti, la mangeremo a pranzo.”
Un movimento voluto da entrambi, e le loro bocche si incontrarono.
Tatsuya aveva ragione, quelle braccia avrebbero potuto proteggerlo, e lui si sentiva al sicuro immerso in quel calore. Si lasciò stringere, e si lasciò spogliare, non aveva più paura.
Le labbra di Jin raggiunsero la pelle del suo collo, e lo marchiarono. Dalla bocca di Tatsuya uscì un lieve gemito, ma non gli importava se quel segno si sarebbe visto, perché avrebbe tanto voluto mostrarlo al mondo. E mostrare a chi apparteneva davvero.
Un secondo gemito, e le guance di Tatsuya si colorirono improvvisamente di rosso. Jin aveva preso a toccargli l’eccitazione infilando le dita negli slip.
“Scusa... forse dovrei lavarmi le mani... la farina...”
Tatsuya scosse la testa, “Non fa nulla...” poi si morse il labbro inferiore, “Abbiamo detto... niente letto?”
Jin rise piano e lo baciò. “Vieni,” poi lo prese per mano.

Quando Tatsuya si svegliò, impiegò qualche secondo per aprire gli occhi. Le tende erano tirate, ma entrava lo stesso tanta luce. Ma che ore sono?
Il suo corpo sembrava opporsi alla sua volontà. Si fece forza e si tirò su a sedere, poi guardò un po’ attorno a sé.
Notò che la stanza da letto era decisamente più piccola di quanto ricordasse, ma dopotutto la sera prima non avevano affatto acceso la luce e, in fondo, non è che avesse prestato molta attenzione a quella di grandezza.
Si irrigidì. “Ma che vado a pensare...!” borbottò arrossendo e scosse la testa.
Che fine hai fatto?, pensò poi guardandosi intorno. Solo in quel momento si accorse di un foglio sul comodino. Lo prese.

«Sono al club a ritirare il mio stipendio mensile, spero comunque di tornare prima del tuo risveglio. Ah! Ho finito di preparare la pasta! Se intanto hai fame, puoi prendere qualcosa dal frigo, c’è un po’ di riso.
Un’altra cosa... ho perso il nostro gioco.
Ti amo.»


E, in fondo, c’era il suo nome scritto a caratteri romani.
Sgranò gli occhi. “Ma sono cose da scrivere queste?” arrossì ancora di più e gettò il foglio dove l’aveva trovato.
Si alzò non senza difficoltà e andò in cucina a recuperare i propri vestiti.
Era tutto così pulito, e, su una tavola appoggiata al lavello, Jin doveva aver poggiato la sua famosa pasta coprendola con uno straccio. Sorrise.
Poi gli venne un colpo improvviso e alzò veloce gli occhi verso l’orologio al muro. Osservò l’ora terrorizzato.
“L’ufficio! Nakamaru mi ammazza!”
Ma subito si calmò portando una mano al petto che in meno di un secondo aveva rischiato di scoppiare. Fece un respiro profondo, era lunedì, il mio giorno libero. Si appoggiò di colpo al tavolo, la testa aveva preso a girare impazzita.
Sono un incosciente, mi sono buttato tra le sue braccia senza pensare a nulla. L’ho messo involontariamente davanti a tutto, davanti al lavoro, e se oggi non fosse stato lunedì? Si portò le dita alla fronte e chiuse gli occhi.
Forse dovrei davvero mangiare qualcosa o qui svengo. E non gli sembrava il caso.

“Ueda?”
Jin rientrò in casa e andò subito in camera. Lì, sul letto, trovò Tatsuya disteso.
“Ueda!”
“Shh, che urli?” sussurrò Tatsuya aprendo un occhio.
“Mi hai fatto venire un colpo...” disse l’altro con una mano sul petto e si sedette sul bordo.
“Esagerato...”
Jin si abbassò e gli baciò la fronte, Tatsuya chiuse gli occhi. Poi baciò anche le labbra, e Tatsuya arrossì.
“Non ci sono abituato...” commentò con un mezzo sorriso.
Jin si allontanò.
“Eh, non sei abituato ad essere svegliato con un bacio...”
“Veramente...” precisò Tatsuya tirandosi su a sedere, “Mi ha svegliato la tua voce soave...”
“Devi sempre contraddirmi, eh?” chiese Jin ridendo.
“Sempre!”
Jin gli circondò il collo con le braccia e si prese un secondo bacio, più intenso. Tatsuya non si ritirò e infilò la lingua tra le labbra dell’altro.
Pochi secondi, e si separarono con affanno.
“Cos’era?” domandò Jin, stupito per l’iniziativa dell’altro.
“Volevo... testare quanto reale fosse stata la scorsa notte...”
“Vuoi rinfrescarti le idee?
“No! Voglio mangiare.”
“Okay,” Jin sorrise, “Vado a far bollire l’acqua.”

“Ah...” sospirò Tatsuya una volta finito il proprio piatto, “Era davvero buona!”
“Vero! E poi l’impasto si scioglieva in bocca, e la cottura perfetta.”
“Ma ti fai i complimenti da solo...?”
Jin scoppiò a ridere ed iniziò a sparecchiare. “Un buon cuoco deve essere anche un buon autocritico.”
“E questa frase di chi è?”
“E’ mia.”
Si misero a ridere, poi anche Tatsuya si alzò e lo aiutò a sciacquare i piatti prima di metterli in lavastoviglie.
“Qual è stato il cuoco più famoso che hai incontrato?”
Jin sembrò pensarci su, e intanto accendeva la lavastoviglie, “Credo un... italiano.”
Tatsuya annuì.
“Ah!” esclamò Jin, “Ho una foto con lui nel cellulare! Te la faccio vedere...!”
“Okay.”
Jin si toccò le tasche dei jeans, poi prese a guardarsi in giro. Fuggì in camera e tornò senza aver risolto nulla.
“Hai visto il mio telefono?”
Tatsuya scosse la testa.
“Oh, cavoli! Devo averlo lasciato al club!”
Tatsuya si portò le dita alle tempie e sospirò. Faceva sempre così quando era seccato, Jin ci aveva ormai fatto caso.
“Vabé... non fa niente,” commentò Jin, “Ci tornerò questa sera... vieni con me?”
“Al club?”
“Sì.”
Tatsuya ci rifletté qualche secondo, certo, ieri sera non mi aveva fatto effetto, ma solo il pensiero...
“Okay.”
Jin gli sorrise.
“Ora ho il turno in ufficio...” disse poi guardando l’ora, “Te?”
“Io ho il giorno libero... credo che me ne tornerò a casa.”
“Ah... perché?”
“Come perché?”
“Non resti qui, così quando torno mi dici okaeri?”
Ancora le dita sulle tempie. “Non vorrai mica che resti qui tutto il tempo!”
“Perché no? Ti cucinerei ogni giorno e...”
“Ma che dici? Non voglio vivere in una casa come questa, che è una cucina poi, per il resto dei miei giorni!”
Jin mise il muso.
“Al massimo,” continuò Tatsuya, “Vieni tu da me.”
A Jin brillarono gli occhi, “Sul serio?”
“La cucina è grande quasi quanto questa, ma è grande anche tutto il resto...” poi Tatsuya si bloccò, “Ma che mi fai dire?? Vattene al lavoro e riporta qualche soldo, muoviti!”
Jin rise sotto i baffi, sembra una mogliettina isterica, ma, in effetti, averlo per sempre vicino a sé in quel modo non gli sembrò una cattiva idea.
“Okay, capo!” esclamò, risparmiandogli l’appellativo di mogliettina e filò in camera a cambiarsi.
“Tutti i giorni...?” borbottò Tatsuya, “Ma sai che strazio...!”

“Tadaima!”
“Okaeri...”
“Mettici un po’ d’enfasi però! Sono appena tornato da un impegnativa giornata di lavoro!”
“Ma smettila...”
“Dai, rifacciamola! Io rientro allora, eh!”

“Posso... tenerti per braccio?”
Tatsuya sbarrò gli occhi, “Siamo in strada!”
Jin soffiò. “Okay...”
Poi arrivarono davanti al club, ma il neon era spento. Tatsuya storse la bocca.
“E’ chiuso?”
“Sì, oggi è giorno di chiusura...”
“E allora...?”
“Ho le chiavi!”
“Ah...”
Entrarono e Jin si diresse subito nella stanzetta dei contatori per accendere le luci. Improvvisamente, tutto dava l’idea che il locale fosse aperto. Solo, non c’era nessuno.
“Mette i brividi così...”
Jin lo abbracciò da dietro e gli baciò il collo. “Di che hai paura?”
“Non so... tutte queste luci, così brillanti...”
“Temi che ci sia la fregatura sotto?”
“Già... un click, e la corrente se ne va. E io resto al buio, e non posso fare nulla...”
Jin sorrise e lo prese per mano.
“Non potrebbe essere...” iniziò guardandolo negli occhi, “...che sia così brillante e basta? Che la luce si sia accesa senza che tu abbia fatto niente? Non c’è sempre la fregatura.”
“E’ per questo... non ho fatto nulla... eppure ora sembra tutto troppo luminoso.”
“Lo è... non ti lascio al buio, ti fidi?”
Tatsuya annuì. Stavano parlando per metafore, eppure si capivano perfettamente. E non era la prima volta che lo facevano. Una complicità così perfetta, sembrava troppo per Tatsuya, perché era convinto di non aver fatto nulla per meritarsela. Però, per una volta, pensò anche di poter lasciare il proprio destino al caso, per una volta, volle provare a fidarsi di quelle belle parole.
Non aveva più paura di perdere tutte le fiches.
Jin gli prese la testa tra le dita e gli morse le labbra, mentre Tatsuya gli passava le braccia dietro la schiena e stringeva il tessuto della maglia.
Venne spinto contro un tavolino, e Jin lo fece sedere lì sopra.
“Jin... due volte in un giorno,” ansimò, mentre l’altro prendeva a slacciargli i bottoni della camicia, “Non ce la faccio.”
Ma Jin non lo ascoltava, con una lentezza esasperante arrivò in fondo e poi poggiò le labbra sul suo petto nudo. Tatsuya intrecciò le dita con i suoi capelli, accompagnando la sua testa verso il basso, finché non arrivò all’ombelico, dove si soffermò un po’ di più.
“Fai solletico...” commentò Tatsuya con un filo di voce. Jin gli slacciò il bottone dei pantaloni e Tatsuya fece perno sulle mani per permettere all’altro di sfilarli con più facilità. Gli prese il sesso con la bocca e Tatsuya avvertì la sua lingua ruvida giocare con la punta. Ansimò un po’ più forte.
Jin continuava a esasperare quel muscolo ormai contratto, finché Tatsuya non sentì di essere arrivato al limite.
Stava per dirlo, quando la sua bocca abbandonò il proprio fallo.
“Ah!” esclamò Tatsuya improvvisamente imbarazzato. Non era riuscito a trattenersi, ed era venuto lo stesso, macchiando la maglia e il volto dell’altro. “I-io...” balbettò, non sapendo che fare.
“Tranquillo...” disse l’altro alzandosi, e si pulì la guancia con una mano. Poi iniziò a passarsi lo sperma sull’indice e sul medio.
“Aggrappati,” sussurrò Jin. E Tatsuya fece come gli era stato detto, passando le braccia attorno al collo e nascondendo il viso rosso contro la sua maglia. In quel modo, Jin poté sollevarlo leggermente, e infilare un primo dito nella sua apertura.
“Ah...” ma già non faceva più male. Un secondo, e Jin iniziò a muoversi dentro di lui. Tatsuya si stava mordendo il labbro inferiore e, sicuramente, le nocche delle mani gli erano diventate bianche.
Poi Jin sfilò le dita e Tatsuya tornò a respirare.

Restarono un po’ così, Jin in piedi e Tatsuya seduto sul tavolo che l’abbracciava, con il viso ancora infossato nella maglia. Respirava forte, e Jin sentiva chiaramente quel respiro sul collo.
“Okay... Tatsuya?” la prima volta che lo chiamava per nome.
“Uhn...?”
“Torniamo a casa?”
Tatsuya annuì e Jin lo aiutò a rivestirsi.
“Scusa...” mormorò poi, pulendo il tavolino con un tovagliolo umido.
“Per cosa?” domandò Tatsuya.
“Stavamo per farlo, senza che tu lo volessi... come...” ma tacque e gettò il tovagliolo sporco nel cestino.
“Come...?”
Jin non parlava. Tatsuya gli prese le mani, lo aveva capito, come ogni volta.
“Non dire così... non è come pensi. E’ che... che sono stanco...” cercò di spiegare, “Ma se fossimo andati fino in fondo, non l’avrei affatto considerata una violenza.”
Jin lo guardò un po’ più tranquillo.
“Perché sei te,” continuò Tatsuya sorridendo, “Perché ti amo.”
Jin spalancò la bocca, ma non fece in tempo a dire nulla che qualcuno sbucò fuori dalla porta che dava nei camerini.
“Chi c’è?”
“Ah,” esclamò Jin riconoscendo la voce, “Sono Jin, signore! Stavo cercando il mio telefono...”
Quell’uomo si avvicinò di più e il suo viso venne illuminato dalla luce.
“Jin, non dirmi che stai contravvenendo a quei tuoi principi che andavi sbandierando in giro il giorno in cui ti ho assunto!”
“Che...?”
“Hai portato un amichetto? Prego, le nostre stanze sono tutte libere! Non c’è sicuramente nessuno!”
“N-no... io...” e guardò l’altro, “Tatsuya...?”
Tatsuya era rimasto paralizzato, avrebbe voluto dire qualcosa, scappare, ma il suo corpo era bloccato a quella vista. Il labbro inferiore invece, non la smetteva di tremare.
“Lui...” uscì solo, un sussurro, così flebile che Jin lo percepì a stenti.
“Lui...?” ripeté Jin, e guardò l’uomo, il figlio del proprietario, che si avvicinò un altro po’.
“Cosa c’è?” disse incuriosito dallo sguardo di Tatsuya, “Per caso ci conosciamo? Abbiamo mai fatto sesso? No, perché non posso mica ricordar--” ma non finì la frase che un pugno di Jin lo colpì dritto sul naso, e l’uomo cadde all’indietro, disteso, mentre il sangue iniziò a colargli fino al mento.
“Bastardo!” gridò Jin e l’uomo lo guardò incredulo, portando le dita al naso, “Come osi non riconoscerlo? Come osi parlare così...? Io ti...”
“Jin!” disse Tatsuya, prendendolo per un braccio e impedendo che potesse scagliarsi sull’uomo a terra, “Ora basta... il tuo lavoro...”
Jin gli guardò gli occhi, lucidi, e poi lo abbracciò forte. “Andiamo via?” domandò Tatsuya.

“Che... che diavolo ti è saltato in mente?”
Per tutto il tragitto non avevano parlato, e solo dopo che furono entrati nell’appartamento di Jin, Tatsuya gli disse quelle parole.
“Ma come! Quel... quell’ipocrita...” e strinse le mani a pugno. Ancora gli formicolavano, “E poi...” si avvicinò a Tatsuya e l’abbracciò, “Mi avevi appena detto quella frase... ero pompatissimo!”
Lo baciò stringendolo così forte che Tatsuya, per un secondo, non toccò a terra.
“Ma...” stava ridendo, cercava di non farlo, ma rideva, “Il tuo lavoro! Ti licenzierà...!”
“Non m’importa! L’avrei fatto io prima o poi! Ora che ho trovato lavoro in ufficio da te, non mi serve più fare il cameriere!”
Tatsuya annuì, “Grazie.”
“Non dirlo nemmeno, ora stai meglio?”
“Decisamente!”
“Sesso?”
“Jin!”
“Te l’ho detto, sono pompato ormai! Dillo ancora!”
“No...”
“Allora te lo dico io! Ti amo!”
Tatsuya arrossì e guardò da un’altra parte, quando si sarebbe abituato a quell’amore gratuito? Ma forse non era poi così gratuito.
Improvvisamente Jin si bloccò.
“... non ho più ripreso il cellulare dal club!”
“Idiota... ora ci vai da solo, io non ci torno!”

“Mi ami?”
“Sì.”
“Allora dillo al mondo.”
“Ti amo.”
“Devi dirlo al mondo!”
“Ma sei tu il mio mondo.”


Commento finale: Direi che ho battuto il mio record! Una ficci così lunga credo di non averla mai scritta! Yay! E fortuna che sono solo dialoghi! Se dovevo mettermi a narrare ogni parte, collegando anche le varie scene, sarebbe venuto fuori un romanzo! Ahah!
Forse in questa ficci ho trovato il mio stile... bene... sono contenta U.u
Parlando un po’ dei personaggi... su Jin e Tatsuya non è che ci sia così tanto da dire! Ma i loro dialoghi mi venivano così spontanei! Credo di essermi immedesimata tantissimo! E Tatsuya è venuto fuori con molte mie caratteristiche... strano eh!? xD (Mio Jin, dove sei?? <--*delira*)
Ma la KamUnno??? Ha ragione Rory, “Quando l’hanno fatto?” ahahah Beh, su questa cosa non ci ho pensato... ci scriverò un mini bonus! E anche TaNaka! Hai visto Maru, zitto zitto... mannaggia xD
Bene! Mentre scrivevo mi erano venute in mente tante cose da dire, ma ora 1-non mi vengono, 2-non ho voglia di tirarmela troppo per le lunghe!
O.o Ma l’ho scritta in soli 4 giorni?? Sono un piccolo fulmine! Hihi ^^
Chissà se scriverò qualcosina prima di andare in America... forse il bonus! Anzi, credo di sì, sennò Rory mi attacca la noia! Fhfhfh scrivi anche te però!!! *__*
Alla prossima! ^^

 
 
Mood: hopefulhopeful
 
 
 
silviatheangelsilviatheangel on July 20th, 2011 11:09 am (UTC)
bella <3 adoro il finale!!!!!!!!!!!
ma una cosa non mi è chiara...Jin e Ueda si conoscevano già,giusto? ma come?quando? e perchè Ueda non se lo ricorda?
cos'è successo il giorno dell'assunzione di Jin al locale?
Kame e Junno?come hanno fatto a diventare così intimi in così poco tempo?
scusa se faccio così tante domande,ma sono troppo curiosa XD
bacio <3
Cry-Chan desu <392missmurder92 on July 20th, 2011 11:15 am (UTC)
Ahahaha xD Non ti scusare per le domande! Vediamo se posso rispondere... allora...

no, jin e tatsuya non si conoscevano prima che jin non venisse assunto da nakamaru come suo assistente. E... il giorno dell'assunzione di jin nel club non è successo niente di che... semplicemente jin si rifiutava di prestare altri servizi che non fossero quelli di un normale cameriere. Per quanto riguarda kame e junno... beh, è una domanda legittima xD non sei stata l'unica a farla... diciamo che sto scrivendo un altra ficci "heart beat" incentrata su loro due e su maru e koki che spero spieghi un pò meglio come sono andate le cose xD

grazie per aver letto ^^ un bacio!!
silviatheangelsilviatheangel on July 20th, 2011 11:32 am (UTC)
ecco chiariti i misteri della vita! XD