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14 August 2011 @ 03:00 pm
[Fanfic] - Heart Beat  
Eccomi con il seguito di HeartbreakerClub!! <3

Titolo
: Heart Beat
Gruppo/Artista: KAT-TUN / Jin Akanishi
Parte: One Shot
Parole: 4000 Ca
Personaggi: Jin, Tatsuya, Junno, Maru, Koki, Kame
Pairing: KamUnno, TaNaka, JinDa
Genere: angst, romantico, introspettivo.
Rating: nc-17
Avvertimenti: Yaoi
Disclaimer: i nomi non sono miei, i personaggi sì




«Quello scenario che mi spezzò il cuore brucia ora nei miei occhi.
Sfuggendo a questi giorni di esitazione, corro verso di te.
Va bene se non menti a te stesso, illuminiamo insieme questo mondo.»


“Ueda? Ueda? Ci sei? Cioè... non volevo dire quello! Nel senso... hey, rispondi!”
Koki gli prese il cellulare di mano e spense la chiamata, non poteva certo lasciare che quell’ignorante gli finisse tutto il credito. Ignorante perché si era catapultato nella vita di Tatsuya senza sapere nulla sul suo passato, e aveva disturbato cose che, forse, non andavano risvegliate. E poi, se voleva parlare con Tatsuya, poteva avergli impedito di andarsene in quel modo.
“Tanaka!”
“Sì, lo so come mi chiamo, ma mi finisci i soldi, e poi lo rivedrai comunque domani...”
“Ma...”
“Noi andiamo via ora,” si intromise Kazuya guardando Jin si traverso, “Spero che Ueda-san non se ne sia andato a causa tua...”
“A domani!” lo salutò anche Junnosuke noncurante, e i tre uscirono dal casinò lasciando la mancia ad un cameriere mascherato.

“Se n’è andato a causa sua vero?”
Koki annuì e Kazuya si sedette sospirando sul muretto appena davanti al locale.
“Ma che vuole quello?” commentò poi, “Non avevo mai visto nessuno perturbare così il nostro Ueda-san.”
“Non è quello che volevi?” domandò Koki accendendosi una sigaretta e aspirando una prima boccata. Junnosuke si sedette di fianco a Kazuya e stette là ad ascoltare. Dopotutto lui non conosceva bene nessuno di loro, e gli sembrava proprio che, se avesse detto qualcosa, si sarebbe impicciato di affari che non lo riguardavano.
“Sì, lo volevo... ma credo di aver avuto dei pensieri un po’ egoisti...”
“Cioè?” un’altra boccata di fumo.
“Cioè... l’ho voluto, sono stato esaudito, e ora Tatsuya soffre.”
Koki si mise a ridere, “Non è mica a causa tua se sta soffrendo... ma poi secondo me non è che gli faccia così male rivangare un po’ queste cose, alla fine.”
Kazuya annuì e guardò l’insegna al neon sopra le loro teste.
“Non credi anche te, Junno?”
Junnosuke si sentì tirato in ballo così bruscamente che la saliva gli si bloccò in gola e iniziò a tossire.
“Oi, oi...” commentò Kazuya iniziando a dargli delle pacche sulla schiena, “Tutto bene? Se parlare ti fa quest’effetto, sta’ zitto!”
Koki scoppiò a ridere e spense la sigaretta sotto al piede.
“Io ora ho un po’ di cosa da fare, ci vediamo!”
Kazuya alzò lo sguardo dal viso di Junnosuke, che aveva ancora gli occhi rossi, e disse a Koki di aspettare.
“Che devi fare?” aggiunse poi, “Veniamo anche noi!”
“Ehm...” iniziò Koki grattandosi la testa, “E’ che... vi annoiereste! Ciao!” e scappò quasi di corsa impedendo a Kazuya di chiedere ulteriori informazioni.
“Io sarò nuovo...” iniziò Junnosuke ritrovando l’uso della parola, “...ma non me la racconta giusta.”
“Ma certo... andrà a casa di Nakamaru...”
“Ah...”
“...volevo solo imbarazzarlo un altro po’ chiedendogli spiegazioni...”
“Che sadico.”
“Ma tu non ti sciocchi di nulla?”
Junnosuke lo guardò aggrottando le sopracciglia, “Cioè?”
“Prima Akanishi che va dietro a Ueda-san, ed ora Koki che va a casa del nostro capo, non ti scombussola nemmeno un po’?”
“Sono un tipo apatico.”
“No, dato che non ti fa effetto, sei un tipo gay!”
Kazuya scoppiò a ridere da solo e poi guardò sbigottito l’altro che se ne stava serio.
“Non dirmi che...”
Junnosuke annuì disinvolto.
“Ma qua siete tutti dell’altra sponda? E che cavolo...” commentò Kazuya saltando giù dal muretto, “Via, me ne torno a casa pure io...”
“Okay.”
Kazuya guardò attentamente l’altro. E’ davvero apatico, è davvero il mio opposto.
“Tu non torni a casa?”
Junnosuke sembrò pensarci su un po’, “Abito con i miei,” disse poi, come se il seguito fosse ovvio.
“E quindi?”
“Ieri sera abbiamo litigato, e sono scappato di casa.”
Kazuya restò a bocca aperta, allora un minimo di carattere ce l’ha questo tizio.
“E perché?”
“Uhm...” mormorò Junnosuke guardando in alto, “Gli ho detto che sono gay, e a mio padre è quasi venuto un infarto...”
Kazuya sbatté le palpebre incredulo. “Ah... e... scusa se sono indiscreto, ma da quand’è che ti portavi dentro questo peso? E come hai capito che era quello il momento giusto per dirlo?”
“Da quando...? Da... precisamente ieri sera, l’ho capito dopo che sono stato al tuo ristorante.”
“Sono sempre più scioccato, sul serio,” commentò Kazuya rimasto a bocca aperta, “Tu sei proprio un tipo strano.”
Junnosuke sorrise, “Me l’hanno detto spesso.”
“Sarà vero allora...” disse Kazuya, poi arricciò le labbra, “Quindi... ieri sera, dopo che sei andato via, dove hai dormito?”
“In un hotel.”
“Ah... quindi anche stasera...”
“Credo di sì. Ma forse a quest’ora è un po’ tardi per prenotare una stanza...”
“E non conosci nessuno nei dintorni che ti possa ospitare?”
“Ci siamo trasferiti da poco... e io non sono un tipo che se ne va in giro a socializzare di solito.”
Kazuya si portò una mano sulla fronte, “Tu... tu... sei... non lo so cosa sei!”
Junnosuke scoppiò a ridere.
“Okay...” sospirò Kazuya, “Per questa notte puoi venire da me, ma domani vai a parlare con i tuoi, intesi?”
“Non lo so...” commentò l’altro distogliendo lo sguardo, “Sei troppo gentile, nemmeno ci conosciamo... e ieri mi hai pure offerto la cena...”
“Avanti!” Kazuya lo prese per un braccio e anche l’altro scese dal muretto.
“Come posso sdebitarmi?” chiese Junnosuke trascinato dall’altro.
“Un modo lo troveremo, okay?” disse Kazuya arrossendo leggermente. Perché ora ho questi strani pensieri in testa? Deve essere colpa di quel maledetto Martini con l’oliva che Koki ci obbliga sempre a bere.

***
Scoccò la mezzanotte.
Kazuya entrò nel vialetto della propria abitazione e fece cenno all’altro di seguirlo. La casa non si trovava troppo lontana dal quartiere in cui avevano aperto il loro ristorante di ramen ed era circondata da un piccolo giardino e da un muro di cinta piuttosto alto.
“La tua famiglia è ricca?” domandò Junnosuke mettendo piede all’interno dell’abitazione e guardandosi intorno.
“Veramente non tanto... questa casa ce l’ha lasciata mia nonna in eredità, ma i miei non si sono voluti trasferire dal loro appartamento sopra al ristorante e mi hanno detto: vai tu ad abitarci, che devi iniziare ad essere indipendente.”
Junnosuke annuì e si infilò le ciabatte degli ospiti.
“E allora io ho detto...” continuò Kazuya scortandolo in sala, “...: va bene! Troverò anche un lavoro! E dovevi vedere com’erano contenti quando gli ho detto che lavoravo con Ueda-san... sai, lui da piccolo abitava vicino a noi, e i miei genitori hanno stima di lui... l’unica pecca, è che si lavora anche di domenica...”
Kazuya fece sedere Junnosuke sul divano e poi aggrottò le sopracciglia.
“Che hai da guardare?” domandò.
“Niente...” rispose Junnosuke, “Ma tu parli sempre così tanto?”
“Ah...” Kazuya non sapeva cosa rispondere, lui parlava come gli veniva normale, ed era la prima volta che gli facevano notare questa cosa, “...non lo so.”
Junnosuke annuì e sorrise leggermente.
“Hai sonno?” chiese poi Kazuya cambiando discorso.
L’altro scosse la testa.
“Okay...” e si sedette sul divano vicino a lui, fissando un punto davanti a sé.
Junnosuke, in quel momento, pensò che doveva essere proprio triste vivere da soli in una casa così grande. Probabilmente è per questo che ha una parlantina simile, chissà quante cose vorrebbe dire al mondo, ma non c’è nessuno che lo stia ad ascoltare.
Ma, ora che hai qualcuno qui con te, perché resti in silenzio?
“Sei fidanzato?” chiese allora a Kazuya, la prima cosa che gli venne in mente.
“No...”
L’altro storse la bocca, “Innamorato?”
“No! Cioè... non lo so...” ma poi restò in silenzio.
Junnosuke sospirò, non riesco proprio a fargli dire altro? Mi dispiace, perché sembri felice quando parli.
“E’ che...” continuò Kazuya e Junnosuke si fece subito attento, “...da quando hai detto di essere gay... ho iniziato a vederti diversamente...”
Junnosuke cercò di rielaborare quella frase dentro di sé. Quando aveva visto Kazuya per la prima volta aveva pensato che, se fosse stato una ragazza, si sarebbe potuto benissimo innamorare di lui. Poi però, durante la cena al ristorante, si accorse che, per quanto continuasse a dirsi che quello era un ragazzo, non riusciva a smettere di guardarlo, e lo stomaco gli si contorceva ogni volta che, per sbaglio, si toccavano. E una cosa simile non gli era mai successo prima. In quel momento aveva capito di essere gay, e lo aveva detto al padre. Il resto lo conoscete.
Ad ogni modo, non avrebbe mai e poi mai osato provarci con lui.
“Cioè...?” chiese, avvicinandosi impercettibilmente. Ora che però Kazuya gli aveva detto quello, tutte le sue convinzioni si erano incrinate di colpo.
“Cioè...” come può dire che parlo tanto, ora che non so affatto cosa dire?
Junnosuke allungò piano il braccio fino a toccare il suo.
Un solo gesto di stizza da parte di Kazuya, e Junnosuke si sarebbe subito allontanato.
Ma Kazuya non si mosse, e le dita dell’altro poterono scorrergli lungo la pelle, verso il basso, senza incontrare ostacoli.
“Dì qualcosa...” sussurrò Junnosuke.
“Non so cosa dire...” e, se tu mi guardi così, non mi aiuti affatto.
“Sei innamorato di me?” domandò allora Junnosuke, mentre le dita fecero il percorso inverso fino ad arrivare alla sua guancia.
Gli occhi di Junnosuke erano così vicini.

***
Koki arrivò di fronte all’appartamento di Yuichi con il fiatone e bussò stremato. Sono in ritardo, ora quello mi ammazza.
Uno scatto della serratura e il viso pacato del capo apparve sull’uscio, debolmente illuminato dalla luce dell’interno. Non sembrava arrabbiato, ma Koki lo conosceva troppo bene per fermarsi alle apparenze.
“Perché non hai acceso la luce in corridoio?” domandò Yuichi e si scansò leggermente per farlo entrare.
“Ero di fretta...” rispose sbrigativo Koki e prese le pantofole dal piccolo armadio a muro all’entrata. Yuichi chiuse la porta e lo afferrò di colpo per le spalle, schiacciandolo contro il muro.
“Conosci così bene l’edificio in cui abito che sei riuscito a fare le scale e ad arrivare al buio?”
Koki fece una smorfia, la pressione delle dita sulle sue spalle tradiva appieno quella sua voce piatta, priva di increspature.
“Mi dispiace,” commentò Koki, “Sono in ritardo per--” ma non poté concludere la frase che il fiato gli venne rubato dalle labbra dell’altro. Il cuore nel suo petto prese a battere così velocemente che era impossibile che l’altro non lo stesse percependo attraverso il tessuto leggero della camicia. Koki si imbarazzò un po’ per questo, perché ogni volta era così, perché era impossibile abituarsi ai suoi baci, ai suoi tocchi sempre dolci ma allo stesso tempo così diretti. E non voleva abituarsi, voleva che Yuichi lo sconvolgesse ogni volta sempre di più, non voleva abituarsi.
Chiuse gli occhi e si lasciò trascinare a terra, era la prima volta che lo facevano lì, nell’atrio.
“Yuichi...” si lasciò sfuggire, nello stesso istante in cui l’altro lo penetrò con quelle dita lunghe e affusolate che gli provocavano un piacere indefinibile, qualunque lembo di pelle toccassero.
“Yuichi...” ripeté, cercando di respirare, “...cos’hai? Se sei arrabbiato perché sono in ritardo...”
Ma l’altro lo zittì di nuovo con le sue labbra rosse. La prima volta che le aveva viste l’avevano colpito così tanto da fargli domandare se portasse un rossetto o roba simile. Ma anche dopo il primo bacio quel colore non era scomparso, erano davvero così rosse. E quel contrasto netto con la sua pelle candida gli aveva fatto perdere la testa.
“Sei strano...” disse ancora Koki, cercando di sistemarsi al meglio, quel pavimento era così scomodo...
Yuichi ancora non rispose e lo penetrò di colpo, con una violenza tale da farlo gridare. Sembrava disperato, cos’hai? Si morse le labbra per evitare un secondo grido e avvertì il sapore del sangue.

***
I suoi occhi erano così vicini.
Kazuya si ritrasse impercettibilmente e il fianco toccò lo schienale del divano. Pensò che avrebbe voluto distendersi su quel divano, e lasciare a Junnosuke il resto. Ma se è tutto uno scherzo? Non si può mica diventare gay così, tutt’a un tratto. Era impossibile che Junnosuke si fosse innamorato di lui solo perché quel giorno gli aveva offerto la cena. Era tutto uno scherzo, di sicuro. Lui lo aveva capito molto tempo prima, lui ci era nato.
“Ti stai divertendo con me...”
Junnosuke era a un passo dallo spingerlo per il petto e farlo distendere sul divano, già pensava al suo sapore, a come sarebbe stata al tocco la pelle di un ragazzo, e invece si bloccò con la mano aperta a mezz’aria. La avvicinò con delicatezza, poggiandola invece sul suo collo.
“Non è nel mio stile divertirmi con le persone... a differenza tua.”
Kazuya ebbe un brivido, era la verità.
Quindi, anche in quel momento... voglio solo divertirmi? No, altrimenti non avrebbe avuto tutti quei dubbi. Teneva davvero ai sentimenti di Junnosuke, sperava fossero un minimo veritieri.
“Va bene, anche se vuoi solo divertirti,” in fondo, me lo merito.
Junnosuke fece scivolare le dita dietro al suo collo, e le infilò nei capelli, sorrise e lo baciò.
Kazuya sbarrò gli occhi, non si aspettava un’azione così diretta. Chiuse gli occhi lasciando che l’altro gli leccasse le labbra e gli stringesse i capelli della nuca fino a fargli male. Va bene anche così. Iniziò ad eccitarsi, immaginò quella lingua così intraprendente violare luoghi inesplorati. Ansimò e si strinse al suo corpo.
La senti? La mia eccitazione, la senti? E il mio cuore?
Le sue braccia lo avvolsero in un attimo e il bacio si tramutò in un abbraccio.
Kazuya rimase ancora una volta sorpreso dai suoi gesti.
“Ti dimostrerò che non mi voglio solo divertire,” commentò Junnosuke in un sussurro. Guardò Kazuya un secondo negli occhi e poi si allontanò, mormorando un flebile “Buona notte” poco prima di alzarsi ed uscire dalla sala.

***
Fecero l’amore per tre volte, su quel pavimento scomodo, sebbene entrambi fossero già arrivati all’orgasmo alla prima.
Quando Yuichi uscì dal suo corpo stremato, rimase lì, immobile sopra di lui, e lo guardava accarezzandogli i capelli. Sorrise leggermente, e gli occhi si erano rilassati. Non c’era più quella patina di disperazione.
“Scusa...” sussurrò, “Eri piuttosto sensibile...”
La pelle del suo viso era umida, e i capelli appiccicati sulla fronte. Ma le labbra erano sempre rosse, tremavano solo un po’.
Koki sorrise a quella parola e gli passò le braccia attorno al collo, tirandolo giù, per baciarlo ancora una volta. Un’altra cosa che lo colpiva ogni volta di Yuichi era il calore del suo corpo. Era sempre bollente, anche d’inverno, per questo amava entrare nel suo letto in quel periodo.
Respiravano entrambi a fatica e Yuichi aiutò l’altro a tirarsi su.
“Facciamo un bagno?”
Da quand’è che non mi chiede una cosa simile? Lui, che odiava profondamente fare quel genere di cose. Romanticherie, le chiamava sprezzante. Qualcosa non andava davvero.
“Sì,” rispose Koki mentre l’altro lo prendeva per mano.
Lo seguì nel bagno, e l’osservò aprire l’acqua della vasca e gettarvi dentro dei sali da bagno al profumo di ciliegia. Sorrise, adorava quell’odore, e Yuichi lo sapeva bene.
“Vieni...” disse Yuichi tendendo il braccio. Perché continui a porgermi la tua mano? Koki si avvicinò di un passo.
“No,” disse serio, guardando attentamente i suoi occhi. Anche quelli avevano colpito la sua attenzione il primo giorno che lo aveva visto in ufficio. Gli occhi di Yuichi avevano qualcosa che, quando lo guardi per la prima volta, ti fa domandare: “Cos’ha di strano il suo viso?” Sono allungati a causa delle ciglia e un po’ vicini. Per questo il suo sguardo è strano, perché i suoi occhi sono così allungati e vicini.
“No,” ripeté, “Finché non parli. Cos’hai? Cos’è successo?”
Lo sguardo di Yuichi cadde un secondo a terra, poi tornò in alto.
“Sentirai freddo, entriamo.”
“Parla. O avrai la mia salute sulla coscienza.”
Yuichi rise e anche Koki stirò un angolo della bocca in un mezzo sorriso.
“Okay...” accordò Yuichi infilandosi nella vasca per primo, “...però ora entra, sei sudato.”
Koki lo seguì in un secondo, sentiva davvero freddo. Yuichi prese a strofinargli la schiena con una spugna.
“Sono così abituato al tuo corpo che nemmeno mi ero reso conto che fossi completamente nudo,” commentò Koki dopo qualche secondo di silenzio.
“Non ti credo, continuavi a fissarmi con la bava alla bocca...”
“Massè... cercavo solo di capire cosa ti prende tutt’a un tratto,” sbuffò Koki tornando sul discorso.
“Lo vuoi davvero sapere?”
“Certo...”
“Devo farti una domanda, ma mi risponderai con sincerità?”
“Mhn... non ho ucciso nessuno!”
“Idiota...” commentò Yuichi senza scomporsi, e passò a lavargli le spalle, “...sono serio ora.”
“Okay, ti risponderò.”
“Dove sei stato questa sera, prima di venire?”
Koki sembrò pensarci un po’ su.
“Al karaoke con gli altri e poi in giro a spendere soldi, e per colpa di Bakanishi sono arrivato in ritardo. Volevi sapere questo?”
Yuichi storse la bocca. “Non vuoi dirmi il nome del locale dove hai speso i tuoi soldi che mensilmente ti do come paga?”
“Ah! E’ per questo! Scusa... non spendo mica tutti i soldi degli stipendi, solo ogni tanto...”
“Non mi interessa questo! Sei stato all’Heartbreaker Club, sì o no?!”
Koki si voltò scioccato, il tono di voce dell’altro era diventato irriconoscibile. Guardò i suoi occhi allungati diventare sempre più velati.
“Yucchi...”
“Ti ho visto, sai?” disse l’altro chinando il capo, “Ti ho visto entrare in quel puttanaio...”
“Come puoi pensare...” iniziò Koki ridendo istericamente, “Sono andato solo a fare qualche partita a poker! Nient’altro!”
“Stiamo insieme da così tanto tempo... la nostra relazione... non è un gioco... non puoi scambiarla per un sacchetto di fiches...”
“Hey, Yuichi!” gridò Koki prendendolo per le spalle, “L’hai detto anche te che ero sensibile ai tuoi tocchi! Sono tre settimane che non facciamo l’amore per via dei tempi per la rivista!”
“Avresti potuto... essere tu quello che--”
“Io? Io cosa?! Yuichi, che scemenze vai pensando? Come puoi...”
“Sei arrivato in ritardo...”
Koki spalancò la bocca. “N-non ti fidi più di me?”
Yuichi rimase qualche secondo paralizzato. Nei suoi occhi si leggevano pensieri intricati, in attesa di essere sbrogliati. Poi scosse la testa. “Hai ragione... scusa... è che...”
“Cosa?”
“Tu sei ancora giovane...” continuò Yuichi sorridendo, ma senza guardarlo in faccia, “Io invece... non è che non mi fido di te, è che non ho più fiducia in me.”
I polpastrelli delle dita di Koki iniziavano a lessarsi, ma non ci fece caso. Il suo cervello era intento a registrare la voce di Yuichi, cercando di capire. Di metabolizzare.
Si avvicinò al suo corpo e iniziò a passarci sopra la spugna. Come poteva fargli comprendere i propri sentimenti?
“Yuichi, ti amerò sempre, anche quando sarai vecchio, non potrei mai tradirti,” poteva dire solo questo, e lo disse senza pensarci ulteriormente. Non conosceva altre parole, non voleva usare mezzi termini.
Era semplicemente così: un fatto incorruttibile, immutabile, eterno. Punto.

***
Kazuya si alzò di scatto e lo raggiunse alla porta. Vide Junnosuke afferrare le proprie scarpe e glielo impedì.
“Cos--”
Lo prese per un braccio e lo strattonò, trascinandolo indietro, fino alla sala, al divano. Lo fece sedere su di esso e si posizionò su di lui.
Nemmeno una parola, tornò a baciare la sua bocca.
“Dove volevi andare...” sussurrò Kazuya, poi gli prese la mano e la poggiò sulla propria erezione, “Senti? E’ colpa tua. Fa qualcosa.”
Junnosuke rimase un secondo stupefatto, poi avvicinò le dita al bottone e lo slacciò. Lentamente, tirò giù anche la zip.
Kazuya osservava quelle semplici azioni senza fare nulla, il viso che iniziava ad arrossarsi e il cuore che batteva sempre più forte. L’altro lo masturbò lentamente, esasperandolo. Kazuya lasciò cadere la fronte sulla sua spalla, ansimando. E aspettava che quello strazio finisse.
“Ecco...” commentò Junnosuke nel momento in cui Kazuya si liberò sulle proprie dita. L’altro annuì. “Continua...” disse solo, e Junnosuke poggiò le labbra sul suo piccolo collo.
“Riesco a sentire i battiti da qui...” sorrise, “Sei così agitato?”
“Sei così innamorato?, vorrai dire...”
“Lo sei?” chiese Junnosuke. L’altro annuì, e lui sorrise.
Perché?, pensò Kazuya, Perché ora sei tu quello che si diverte? Gli sfuggì una risata. Io non sto più giocando?
“Cosa ridi?” domandò Junnosuke facendolo distendere sul divano. Il suo piccolo petto era scosso da respiri spezzati.
“Game over, il mio gioco è finito... ora sarai tu a dirigerlo, ti va?”
Junnosuke scese a mordergli le labbra.
“Continui a credere che sia tutto un gioco?”
“La vita è già troppo seria di per sé per pensare che sia così davvero...” commentò Kazuya.
“D’accordo, giochiamo.”
Kazuya chiuse gli occhi, le dita di Junnosuke scivolarono sotto la sua maglia, sospirò.

***
 Yuichi uscì dalla vasca per primo e si infilò l’accappatoio.
“Vuoi?” domandò a Koki porgendogli un secondo accappatoio, un po’ più piccolo, ma abbinato al proprio. Li avevano comprati insieme un anno prima, come regalo per il loro primo anniversario.
Koki lo prese ed iniziò ad asciugarsi con quel tessuto. Sebbene di fatto fosse il proprio, era impregnato dell’odore di Yuichi. Se lo schiacciò sul naso e poi lo infilò sorridente.
Yuichi lo prese ancora per mano e lo trascinò sul letto.
“Resterei qui per sempre...” commentò Koki stringendosi all’altro. Yuichi passò le dita tra i suoi capelli. Era un’azione che compiva sempre, involontariamente. Lo rilassava.
“Vuoi?” domandò Yuichi.
“Eh?”
“Vuoi restare qui per sempre? Trasferirti da me, intendo.”
Koki saltò in ginocchio sul letto.
“E-eh!?” gridò sorpreso e Yuichi si lasciò sfuggire una risata.
“Scherz--” iniziò Yuichi ma Koki lo bloccò prima che potesse concludere la frase.
“Vengo! Domani farò le valige!”
Yuichi lo guardò scioccato. “Sul serio?”
“Certo! Ti ho già detto che ti amerò per sempre.”
“Se mi dici che mi amerai per sempre potrei anche crederti, sta attento!”
“Mettimi alla prova,” disse Koki facendo la linguaccia.
Yuichi aggrottò le sopracciglia e lo tirò giù, gli baciò le labbra impreparate.
“Hey,” sussurrò Koki, “Andrà tutto bene, okay? Non farmi più preoccupare così tanto...”
“Quello preoccupato ero io, idiota...”
“Scusa...”
Yuichi sorrise e tornò a toccargli i capelli.
“Hai ragione te, andrà tutto bene.”

«Ora e per sempre, questa sensazione è la prova che in questo momento sto vivendo.
Ora ho capito, e ti mostrerò che il futuro cambierà sicuramente.
Lo giuro.»

11 Agosto 2011

Postfazione: (12.08) Che dite? xD In complesso questa serie di due ficci mi è piaciuta! Anche se per quest’ultima ci ho messo un mese per scrivere solo 7 pagine! :P Colpa di NY ^^
Queste tre coppie sono completamente diverse l’una dall’altra, vero? E in tutte ho voluto inserire il tema del gioco: per quanto riguarda la JinDa, questo tema è venuto fuori prima che iniziasse la loro relazione, è stata la molla che l’ha fatta nascere, diciamo, nel momento in cui Jin propone a Tatsuya quel famoso gioco del: “Il primo che si innamora perde”... per il futuro, non so come si evolverà! Nella KamUnno invece il gioco è ciò che manderà avanti la loro relazione, o perlomeno questo è ciò che ritiene Kazuya. Che pensa invece Junno? Mah, che tipo! Io non credo che non voglia continuare la loro relazione in questo modo, immagino che prima o poi lo farà capire a Kazuya che “La nostra relazione... non è un gioco...”, dice infatti Yuichi (La prima riga della citazione iniziale si riferisce a lui più che altro ^^ La seconda alla KamUnno, mentre la terza riga è per la JinDa ^^ La citazione finale... non so, credo sia per la ficci in generale xD). La relazione della TaNaka è quella più compiuta secondo me, dopotutto stanno insieme da due anni e mi sanno entrambi dei tipi seri, sebbene Koki sembra avere una doppia personalità! E non solo lui... forse è per via della distanza tra le due ficci, ma mi sembra che i personaggi si comportino in maniera diversa a seconda se si trovino a lavoro, con gli amici o con il partner... facciamo finta che sia una cosa normale :P Spero di non aver cambiato stile a metà della ficci, dopo il rientro dall’America, insomma... se si nota gomenne ^^
Sono contenta di essere riuscita ad andare avanti. Prima di partire ho avuto un blocco e ho pure pensato che la mia voglia di scrivere si fosse affievolita, e forse è così. Ma il fatto che sia riuscita a concludere questa senza troppi sforzi mi ha un po’ rassicurato... spero di continuare a scrivere!
Rebecca mi ha già dato un suggerimento (Involontario :P Ma poi me l’ha accordata xD) sulla prossima ficci! Un’altra sadomaso, aiuto x°D Credo si intitolerà “Sweet Chain”, non dico altro xD Spero di scriverla! Ahahah... (<--risata poco convinta).
Basta, ho scritto anche troppo... dovrei fare un po’ di cultura generale T_T Vado!! Alla prossima!! <3


“I walk a lonely road, the only one that I have even known.
Don’t know where it goes but it’s home to me and I walk alone.”
-GD- 

<-- Non sono dolciottissimi??? <3<3 Dovrò scrivere una KoDa!! <3
 
 
Location: Home
Mood: calmcalm
Music: Tell me goodbye - BB
 
 
 
silviatheangelsilviatheangel on August 29th, 2011 07:46 am (UTC)
bella!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
la adoro!
chissà a chi ti sei ispirata per il Junno apatico,ne sensei?
aspetto con ansia la Koda!la foto è veramente dolcissima!<3
Cry-Chan desu <392missmurder92 on August 29th, 2011 11:11 am (UTC)
Hihi sono contenta che tu l abbia letta ^^
Hai ragione! Mi ero dimenticata della KoDa e ora sto scrivendo un'altra ficci :P Mi ci vorrà un pò ma spero di postarla ^^

Grazie ancora!! <3<3
silviatheangelsilviatheangel on August 29th, 2011 12:23 pm (UTC)
di niente
un bacione<3